Intervento Chiara Ingrao
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Scritto da Administrator   
Giovedì 05 Novembre 2015 14:45

Intervento di Chiara Ingrao

Avrei voluto anch’io avere il tempo e le forze per scrivere qualcosa per dominare l’emozione: non ce l’ho avuto, farò del mio meglio. Grazie al sindaco per le sue parole, per la sua emozione, e anche per gli impegni che ha preso. E grazie ai rappresentanti delle istituzioni e della politica nelle sue varie forme, e anche dell’amicizia e delle passioni comuni, come i nostri carissimi amici Marrigo ed Egidio. Ma grazie soprattutto a tutti voi che siete qui in così tanti, con tanto calore, con tanto affetto: ci sentiamo quasi sopraffatti, perché in questi giorni è come se fosse stato un abbraccio ininterrotto, venuto da tutte le parti, da quelli che sono venuti a casa subito, a quelli che hanno fatto la fila a piazza Montecitorio per venire alla camera ardente, alle istituzioni, alla Camera dei deputati che ci ha accolto con un calore e una disponibilità incredibile, noi con tutta la nostra tribù e con la nostra confusione.

A un certo punto c’è uno di loro che ha detto: ma voi pare che state sempre a fare l’assemblea, il collettivo! Perché se ci chiedevano una cosa noi siamo abituati a parlarne fra noi e a decidete tutti insieme, dai più vecchi ai più giovani: siamo abituati così, e loro hanno accettato questo. Hanno accettato che dove era esposta la salma si facessero tante piccole violazioni al protocollo, che accanto alle bandiere istituzionali vicino alla foto di mio padre ci fosse la bandiera del PCI, come qui, e che ci fosse la bandiera della pace, che a me è molto molto cara. E insieme a loro, insieme alla camera dei deputati e a tanti rappresentanti politici e parlamentari di tante formazioni politiche diverse, la cosa più bella in quella fila erano le persone, così tante, così diverse, dagli operai metalmeccanici ai partigiani e le partigiane dell’ANPI di cui vedete qui il fazzoletto (una di loro a 14 anni era la staffetta a cui mia madre dava da portare i messaggi, un’altra era stata torturata a via Tasso…), fino alle mie amiche pacifiste o femministe, ai compagni della sezione a cui mamma e papà sono stati iscritti e siamo stati iscritti anche tanti di noi, ad altre persone che invece non condividevano le sue idee ma hanno voluto partecipare lo stesso, non solo fermarsi in raccoglimento ma anche partecipare al picchetto d’onore. Anche questa era una violazione del protocollo, perché normalmente ai funerali di stato il picchetto d’onore lo fanno i commessi della Camera dei deputati, ma noi abbiamo detto: abbiamo bisogno di rompere questa distanza, perché per papà l’omaggio più grande è il popolo che lui ha amato e da cui è stato amato.

Il senso di questo abbraccio io non ve lo posso dire tutto perché lo sapete, gli abbracci parlano più delle parole: quando non sappiamo che cosa dire, ci abbracciamo. Credo che ci sia stato l’abbraccio alla persona, alla sua umanità, alla sua capacità di rapportarsi con tutte le persone ciascuna ascoltandola e riconoscendola per quello che è, nella sua individualità irripetibile. Per tanti era certamente anche l’abbraccio alle sue idee, di cui queste bandiere sono una testimonianza, la bandiera del PCI, ma non solo: lì c’è anche la sciarpa di don Gallo. Ma non per tutti, l’abbraccio era alle sue idee: tanti erano presenti anche se con quelle idee non erano d’accordo, e badate che anche nella nostra famiglia, non è che la pensiamo tutti allo stesso modo. L’eredità dei nostri genitori è stata insegnarci a pensare ognuno con la sua testa, che non ha sempre significato e non sempre significa essere d’accordo con loro. Però fra tanti, anche che la pensavano in modo diverso, io ho sentito che c’era un abbraccio grande alla sua idea “della politica”, anche se non alle idee politiche: al suo modo di praticare la politica. Lo ha sintetizzato questa mattina don Ciotti: Pietro ha servito la politica senza servirsene. È una cosa che non dobbiamo dire con nostalgia, dicendo il passato era quello, oggi non è più così. Dipende da ciascuno e ciascuna di noi, che torni a essere così.

La politica che ha servito mio padre era quella che ha voluto ricordare in un momento tragico, quando da Presidente della Camera andò nella piazza di Brescia, nel 1979, a commemorare la strage fascista che c’era stata cinque anni prima. Quei morti erano insegnanti, erano operai: e mio padre volle ricordare che quella piazza era stata un luogo di incontro, in cui, disse, “gli insegnanti andavano a lezione dalla classe operaia”. E di questo parlò lungamente, prendendo un impegno solenne: questa idea che la politica è di tutti, noi non la lasceremo morire! Sono parole di tanto tempo fa, ma io penso che in questo abbraccio di questi giorni si sia sentito proprio il bisogno di ricordarlo non come memoria, ma interrogandosi su come possa vivere oggi l’idea che la politica è di tutti e di tutte.

Io questa cosa l’ho sentita, e la sento anche qui, in questa Lenola che papà ha amato tantissimo. E con cui spesso si è anche scontrato, lo ha ricordato zio Egidio parlando di quel suo primo comizio del 1948, quando il prete volle impedirgli di parlare facendo attraversare la piazza dalla processione. Lui ha detto che quel giorno rimasero tutti in piazza, e solo venti seguirono la processione. Ma noi sappiamo che è una bella storia, è stato un bel momento, ma ci sono stati anche tanti altri momenti, in cui erano in venti con papà, e tutto il resto del paese era dall’altra parte. Glielo ricordò una volta Andreotti, acidone come era sempre lui.

Ce lo dobbiamo dire e dobbiamo riconoscerlo, perché l’amore vero è questo: negli amori veri si litiga, ci si scontra, a volte anche si sente, che non ci si capisce a vicenda. Succede che l’innamorato Pietro dice: la mia Lenola non mi ama, non mi capisce. E l’innamorata Lenola dice: ma Pietro non ci ama, non ci capisce. Succede, ma noi sappiamo che invece è stata una vera passione, e te lo voglio dire, papà: la tua Lenola ti ha amato tanto e ti ama ancora tanto. Lo sappiamo oggi che giustamente ci viene da piangere, e lo abbiamo sentito tantissimo, quando ci veniva tanto da ridere: quando abbiamo festeggiato qui i 100 anni, con tanti di quelli che hanno parlato oggi. Vi ricordate che abbiamo ballato, cantato, che oltre a loro hanno parlato i bambini e le bambine di Lenola, che dalle scuole sono andati a domandare ai loro genitori e nonni “ma chi era questo Pietro?” E hanno scritto questa storia come l’hanno capita loro, hanno scritto i loro pensieri e gli hanno mandato i loro regali: “quello che ti vorrei regalare”. Hanno detto: “ti vorrei regalare la luna”: la luna che è diventata tutta rossa proprio la notte in cui lui se n’è andato. E fra tante altre cose, una bambina ha detto: ti vorrei regalare un braccialetto di caramelline, ma mangiatele di nascosto, perché lo so che alla tua età non bisogna mangiare tanto zucchero.

E vi voglio dire una cosa: voi lo sapete, purtroppo papà negli ultimi anni non ha avuto le forze per venire a Lenola, ma se c’era un modo di farlo sorridere, di farlo felice, era leggergli quel librone dei bambini e delle bambine di Lenola. Era tornare da Lenola con la torta di mele della Sevici che Daniela la chiama “la torta Pietro”, perché a lui piaceva tanto e sappiamo che era un gran goloso, e raccontargli: sai papà, sono stata a Lenola, ho fatto questo, ho visto quello. Bastava raccontargli e gli occhi gli si illuminavano e chiedeva, e chiedeva: come quando gli leggevamo le storie dei pastori che ha raccolto Fabio, o venivano a fargli visita Fabio, e Marrigo, e il sindaco, e la nostra carissima Marietta che gli ha voluto tanto bene, e tanti che non posso citare tutti… In tanti di quei momenti, mi ricordava quando venivate alla casa del Colle, e certe volte noi sbuffavamo, dicevamo: “ecco, arrivano i compagni…” Non per parlare male della parola “compagni”, perché lo sapete come la penso, e lo vedete da come mi sono vestita oggi. Ma perché voleva dire che lui si metteva lì con Sergio, con Fabio, con tutti gli altri, e parlavano parlavano parlavano… Loro venivano per farsi dire cosa bisognava fare e lui li fregava, perché gli diceva: dimmi tu. Li costringeva a trovare loro le risposte.

Tutti questi ti hanno amato tanto e tu l’hai amata tanto, questa Lenola: la sua natura, la tua storia, la tua vita, la tua infanzia. La sua infanzia e quella di zio Ciccio, che tanti di voi hanno conosciuto e amato: e non so se lo avete notato, papà è morto nello stesso giorno di zio Ciccio, che è morto nello stesso anno della mia mamma, sono quelle cose strane della vita. La Lenola della sua infanzia, dicevo, e quella della sua amatissima sorella Anna, che anche lei scriveva poesie, e dell’ultima che ci è rimasta: Giulia. Giulia non ce l’ha fatta a essere qui, ma fra tanti impegni che avete preso vi chiedo anche questo, anche se non ce ne sarebbe bisogno: Giulia ha bisogno del vostro affetto, di sentirvi vicini, la nostra Giulia che alla festa dei 100 anni siete riusciti a farla ballare, ve lo ricordate? Ecco, immaginate che sia qui e che balla con noi, insieme a tutti noi che Lenola l’abbiamo conosciuta grandicelli, prima l’abbiamo conosciuta dai racconti di papà, della sua infanzia, e poi è diventata il luogo della nostra infanzia, e poi quello dei nostri figli, e dei nostri nipoti.

Quando il mio nipotino scorrazza per i vicoli, come a Roma non si potrebbe mai fare, noi ci sentiamo tranquilli, perché sappiamo che Lenola lo protegge, che ti dice: guarda, tuo nipote sta lì, non ti preoccupare. Perché questa è casa nostra e questo amore, proprio perché è stato un grande amore continua, e l’unico modo in cui posso concludere è: continuiamo a volerci bene.

chiara ingrao

Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Novembre 2015 14:56
 
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