Interventi Celeste Ingrao
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Scritto da Administrator   
Giovedì 29 Ottobre 2015 11:27

Intervento della figlia Celeste Ingrao

Prima di qualsiasi altra cosa vi devo ringraziare, a nome di tutte e tutti noi. Ringrazio di cuore la Camera dei Deputati, la sua presidente Laura Boldrini, la vice presidente Marina Sereni che ci ha accolto lunedì, funzionari, collaboratori, lavoratrici e lavoratori tutti. Li ringrazio non solo per l’omaggio istituzionale, che hanno voluto fosse alto e solenne, ma per la disponibilità e la cortesia squisita che hanno avuto nei nostri confronti.

Ci hanno reso più semplice e lieve affrontare questi giorni difficili e faticosi.

celeste ingrao

Ringrazio tutte le autorità che sono con noi su questo palco. Nostro padre aveva assai alto il senso delle istituzioni ed è per noi motivo di grande orgoglio, e anche di gioia, se posso usare questa parola in un momento così triste, che oggi siano presenti per salutarlo tutte le più alte autorità dello Stato, a partire dal presidente della Repubblica.

Ringrazio tutti gli esponenti del mondo politico e della cultura che sono venuti a salutare papà, anche al di là delle strette appartenenze politiche.

E i giornalisti che di lui hanno scritto.

Ringrazio gli operai della Terni, che ci hanno commosso portandoci in dono il loro caschetto. Simbolo delle lotte operaie che accompagnerà papà nel suo ultimo viaggio, insieme alla sciarpa rossa di Don Gallo.

E infine il ringraziamento più grande.

Per le amiche e gli amici, i compagni e le compagne. Quelli a noi noti e cari e gli sconosciuti.

Quelli che sono venuti qui di persona in questi due giorni e quelli che ci hanno mandato ricordi, pensieri, foto, abbracci. Anche loro ci hanno reso più facile affrontare il dolore della perdita.

Io sono la più grande – ormai meglio dire la più vecchia – dei figli di Pietro.

Nella vita ho avuto la grandissima fortuna di avere due genitori straordinari. E di averli potuti avere molto a lungo con me.

A loro, mio padre Pietro e mia madre Laura – devo molto di quel che sono.

Questa fortuna l’ho condivisa con le mie sorelle e mio fratello. Quel che ciascuna e ciascuno di noi ha avuto – i nostri ricordi, vicini e lontani, gli insegnamenti, i momenti di massima vicinanza e anche i dissidi e le incomprensioni – fa parte delle nostre vite ed è diverso per ognuno di noi. Ognuno ha il suo Pietro da ricordare e da piangere. Per ognuno è una storia diversa e molto personale. Così come lo è credo, per quelli che figli non sono ma un po’ figli sono stati lo stesso, come Marco, il compagno della mia vita, o Maria Luisa, la mia cugina gemella. Per l’amatissima sorella Giulia. E per i nipoti e le nipoti, e per i i bambini e le bambine che hanno in questi ultimi anni rallegrato e allargato la nostra già grande famiglia. E per i tanti amici e compagni, di una vita o di un giorno. Ognuno ha il suo Pietro da ricordare e piangere. Ed è un suo personale patrimonio.

Ma se siamo qui in tanti oggi, e in questo luogo così solenne e speciale, è perché Pietro Ingrao non è stato solo un amatissimo papà, nonno, fratello, amico. E’ perché è stato - come si dice - un uomo pubblico, e perché la sua vita è stata un pezzo della vita di questo paese, un pezzo della nostra cultura comune e della nostra storia democratica.

Per alcuni è solo storia, per altri, io fra questi, è anche memoria personale. Di questa storia io mi sento parte. E averla vissuta in maniera critica, sentendone tutte le contraddizioni e i limiti, non cancella né rende più debole questa appartenenza. L’appartenenza a una storia grande, resa grande dai tanti che in essa hanno riposto le loro speranze di riscatto, e da quelli che, come mio padre, non hanno mai cessato di volerla innovare e di mischiarla in maniera creativa con la storia di altri.

Vorrei poter dire “tranquillo papà, continueremo noi le tue lotte, porteremo noi avanti le tue battaglie”.

Vorrei poterlo dire anche in risposta alla domanda incessante che, finché ne ha avuto la forza, continuava a fare a tutti noi: “Ma voi che fate?”.

Vorrei ma purtroppo non so – non perché abbia perso la volontà e la speranza, che sono forti come sempre – ma perché bisogna inventare strade nuove e impensate.

E non è facile, per chi è vecchio, riuscire a progettare un futuro che non ripercorra i fallimenti del passato ma ne mantenga forte e viva l’ispirazione e il senso.

Per fortuna, però, noi Ingrao, nonostante la fama minoritaria che ci circonda, abbiamo dalla nostra la forza dei numeri. Ci sono Lorenzo, Cecilia, Giulia, Valerio, Adriano, Tommaso, Fabio, Giona, Bianca, Olivia, Nina, e Alice, la più piccolina che non ha avuto nemmeno il tempo di incontrare il bisnonno.

Forse, chissà, quella risposta che la figlia vecchierella non sa dare la troveranno loro.

Grazie ancora e adesso un po’ di musica. Con l’amico carissimo Ambrogio Sparagna che tante volte, quando papà era già troppo vecchio per andarsene in giro, gli ha fatto il grande dono di venire a casa a suonare solo per lui.

Io sono irrimediabile stonata – ma proverò lo stesso a unirmi al coro, per la memoria e per il futuro.

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Ottobre 2015 19:06
 
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