Interventi Renata Ingrao
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Scritto da Administrator   
Giovedì 29 Ottobre 2015 09:53

Intervento della figlia Renata Ingrao

(la parte in grassetto pur facendo parte integrante del testo non è stata letta)


Voglio ringraziare tutte le persone che sono qui e che sono venute in questi giorni a salutare papà, e le autorità che sono con noi a testimoniare quello che lui ha rappresentato per il nostro paese.

E’ un omaggio, fatto di stima, affetto, condivisione ideale, che ci rende orgogliosi. renata ingrao Ma ci fa sentire anche frastornati e sopraffatti.

E’ tutto tanto grande per noi. E grande, troppo grande, mi appare anche la decisione di parlare qui, oggi, in questa piazza dove viene ricordata soprattutto la sua figura pubblica, politica, istituzionale.

Ho voluto farlo per il bisogno di riportarlo ad una dimensione più umana, più intima, quella del mio papà.

Certo un papà speciale, che veniva fermato per strada, che vedevamo in tv e sui giornali, impegnato nelle sue battaglie, nelle sue convinzioni, nelle sue passioni politiche, condivise con mia madre.

Questa vita se la portava anche dentro casa, in famiglia, non è mai stato qualcosa di separato da noi, attraversava anche le nostre vite.

Il suo impegno è vissuto sempre nella passione per le vite degli altri e si è nutrito della sua grande capacità e del suo grande bisogno d’amore.

E anche le nostre vite, la mia vita è stata riempita e nutrita dal grande amore che mi ha dato, dal suo affetto, dai giochi con lui, dai suoi sorrisi, dagli abbracci.

Tanti sono i ricordi che riemergono dei momenti giocosi, felici con lui.

Quando stavamo insieme al mare, le gare di nuoto e poi la pista che costruivamo sulla spiaggia per giocare con le palline dei ciclisti. E le partite a carte a Lenola, i pranzi domenicali fatti di lunghe chiacchierate, e anche discussioni, con i figli e i nipoti.

Gli amatissimi nipoti, che ha accudito e intrattenuto, con cui faceva lunghe passeggiate nel quartiere a comprare le figurine dal giornalaio o le pastarelle in pasticceria.

Anche questo è stato Pietro Ingrao.

Con amore ha accolto mia figlia. E’ stato un nonno dolcissimo e presente, interessato e curioso della loro vita, dei loro pensieri, del loro futuro.

Un nonno, e un padre, che raccontava la sua vita come una avventura umana appassionante ma senza alcun eroismo.

Nella nostra famiglia la parola clandestino è stata sempre una bella parola. “Quando ero clandestino” ci raccontava e rievocava i mesi passati nella campagna calabrese a nascondersi dalla polizia nazifascista, con i topi che di notte venivano a trovarlo e lui che li teneva lontani con un fuoco che piano piano si spegneva mentre lui alla fine si addormentava; o la necessità di imparare da adulto ad andare in bicicletta, mezzo indispensabile per spostarsi in tempo di guerra e di cospirazione; e gli incontri, anch’essi clandestini con mia madre, cominciati a far finta di essere fidanzati per confondere la polizia e finiti da innamorati veri.

Papà clandestino, ma non eroe, che scelse per suo figlio, mio fratello, il nome Guido, quello che usava appunto in clandestinità.

L’amore che mio padre ci ha trasmesso è stato l’amore per la vita, per la bellezza struggente e la pienezza della natura, per la possibilità, il tentativo di vivere la vita in libertà.

Questa aspirazione mi ha permesso di diventare una persona autonoma, indipendente, con la propria libertà di pensiero e di coltivare dentro di me il senso di giustizia, il rispetto per gli altri, per la dignità di tutti, a cominciare da se stessi, inscindibile da una dimensione di libertà e sensibilità, senza barriere e confini, né umani né geografici.

Adesso sei volato libero da qualche parte, ma sei dentro di noi e continuerai ad arricchire con il tuo amore le nostre vite. Ciao papà, ciao nonnino, ti vogliamo bene.

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Ottobre 2015 18:59
 
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