Inedito su Moro - 16 marzo 1978
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Testo integrale del discorso inedito di Pietro Ingrao del 16 marzo 1978


 

Esprimo anzitutto la mia più profonda solidarietà con Aldo Moro e la mia partecipazione all'angoscia dei suoi familiari ed al dolore dei familiari delle vittime dell'attentato. Nessuno può pensare che un'infamia di questo genere riguardi soltanto la persona del Presidente della Democrazia cristiana. È un attacco all'intero sistema democratico, alle conquiste di libertà e di civile convivenza che esso rappresenta. Le dimensioni di questo attacco sono chiare: per la eminente statura dell'uomo, per il momento politico che il Paese attraversa. Si tratta di un proposito eversivo la cui gravita nessuno può sottovalutare. Del resto la nostra storia ci insegna quanto sarebbe irresponsabile cadere in questo errore. Per questo la risposta deve essere di tutti: le forze democratiche ed antifasciste facciano in questo momento sentire la loro ferma volontà e tutto il loro impegno. Esprimo l'augurio che a partire dai prossimi giorni in ogni comune, regione e provincia si riuniscano le assemblee elettive per discutere la minaccia che grava sulle istituzioni democratiche e siano prese le opportune iniziative per spiegare, parlare, mobilitare. Sono un fatto straordinariamente importante gli scioperi proclamati all'annuncio della notizia e le assemblee che li hanno accompagnati: ciò è la prova che la classe operaia, il mondo del lavoro è in prima linea nella necessaria mobilitazione in difesa dello Stato democratico. Mi auguro che i consigli di fabbrica si facciano direttamente portatori di questa esigenza nelle loro assemblee. È anche estremamente importante la mobilitazione della cultura democratica e dei grandi strumenti di informazione. Certo non ci interessano le frasi, le parole, le denunce anche troppo ripetute: occorrono iniziative, atti, lavoro duro e serio, per determinare una coscienza ed una vigilanza di massa. Ma possiamo dirci con chiarezza che non è una battaglia di un giorno: richiede una tenacia ed una determinazione lunghe ed il primo atto di questa battaglia deve esprimersi nella nostra fermezza, nella calma, nell'impegno di ciascuno a fare il proprio dovere, nel far lavorare le istituzioni democratiche dello Stato. Vogliono farci paura, non ci riusciranno. Naturalmente deve essere intensificato con urgenza l'impegno per correggere gli errori, le debolezze, le insufficienze dello Stato democratico e per dare realtà alle riforme necessarie per sanare queste lacune, con spirito autocritico e rigore. Abbiamo conquistato i nostri istituti di libertà e di tutela della vita umana con una lotta che risale a molto lontano e che ha visto nella Resistenza tutto un popolo in armi. Gli scellerati che vogliono colpire queste conquiste devono essere sconfitti e lo saranno. Il loro obiettivo è quello di allontanare lo Stato dalla vita e dai bisogni reali della gente: dobbiamo assolutamente impedirglielo. Ognuno faccia la sua parte e lo Stato finalmente si attrezzi per difendersi contro gli eversori e portare avanti il rinnovamento auspicato dall'intero popolo italiano.

 
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